Leonardo Pappone – in arte Leopapp – è nato a Montefalcone di Val Fortore (BN) nel 1958. Fin dagli esordi artistici, Pappone, colloca al centro dei suoi lavori l’uomo con la sua affascinante dimensione segnica; nella ricerca di un proprio linguaggio sarà dunque stimolato dall’urgenza di ripercorrerne le tappe evolutive, dall’arte rupestre al fenomeno dei graffiti statunitensi, ma anche dai murales messicani e dagli intonaci orientali, dando vita a quella raffigurazione allegorica correlata alla matrice di protesta e dissenso dei movimenti di opposizione. Attratto, dunque, dalla Street Art e dalle tematiche dei writers metropolitani, Pappone elabora in arte un suo personale codice espressivo, che lo rende riconoscibile a tutti, sostenuto e incoraggiato dal “sistema mercato” e dalla critica. Si sono occupati della sua produzione numerose personalità del mondo dell’arte, tra cui Lorenzo Canova, Massimo Rossi Ruben, Silvia Valente, Antonietta Campilongo, Peppe Leone, Antonio Petrilli, Nicola Maria Di Iorio, Maurizio Vitiello, Augusto Ozzella, Carmen D’Antonino, Gioia Cativa. Ha all’attivo numerose mostre – sia personali che collettive – che gli hanno valso ambìti riconoscimenti ed il plauso della critica. Vive e lavora tra Benevento e San Bartolomeo in Galdo (BN). La ricerca artistica è costante, quella più recente è focalizzata sulle visioni di città, sul loro ritmo incessante e caotico, che siano reali o frutto di fantasia, declinate in maniera variegata e su supporti diversi, per rappresentare uno squarcio sul mondo globale, sui rischi della globalizzazione, sulle antitesi e sperequazioni dei centri urbani, dove si mescolano bellezze ed orrori, desideri e alienazioni degli uomini che le hanno erette, che le abitano ma non appaiono mai nei dipinti. A conferma che l’identità di pittura di Leonardo Pappone è uscita da qualsiasi schema di identità convenzionale per sposare un linguaggio universale, globalmente esportabile perché fondato su un lessico nuovo e sovraregionale, capace di entrare in sintonia con una sensibilità undeground che si può mettere in scena a Londra, New York e a Hong Kong per spostarsi facilmente su altre aree urbanizzate senza perdere il pathos di intensità nella declinazione da una situazione ad un’altra.

Follow by Email
Instagram
× Chatta con l'artista